ASPETTANDO DEE DEE BRIDGEWATER

Dee Dee Bridgewater, straordinaria voce del jazz, calca con successo i palcoscenici di tutto il mondo sin dagli anni ’70, e anche Vicenza l’ha vista protagonista di due esibizioni che gli amanti del genere non potranno mai dimenticare: la prima, negli anni ’90, al Palasport cittadino, e la seconda nell’ambito di “Vicenza Jazz”, un concerto ospitato al centro congressi della Fiera, il 18 maggio 2007, dove fornì un’interpretazione che fondeva la musica africana con la tradizione vocale e strumentale del jazz.
Numerosi sono i riconoscimenti che l’artista di Menphis, al secolo Denise Eileen Garrett, ha fin qui ottenuto, come le numerose nominations e i tre Grammy Awards meritatamente vinti in carriera.

La copertina dell’album più recente di Dee Dee Bridgewater, Midnight Sun, del 2011

A contribuire in modo determinante alla sua notorietà in Italia sono state le sue apparizioni, per tre anni consecutivi, al Festival di Sanremo. Nel 1989 vi cantò il brano che meglio la rappresenta anche nella nostra programmazione, l’elegantissima Precious Thing incisa con Ray Charles quello stesso anno. Nel 1990, nell’edizione organizzata in una struttura provvisoria denominata Palafiori (l’Ariston era in ristrutturazione) e che vide il ritorno degli interpreti stranieri abbinati ai cantanti di casa nostra, incantò il pubblico con la versione inglese del brano dei Pooh Uomini soli (primo classificato), facendone un soul potente ed intenso dal titolo The Angel Of The Night.  A Sanremo tornò nel ’91 quando interpretò, fuori gara, una canzone di Marco Masini, Just Tell Me Why.
Dee Dee Bridgewater, che tra l’altro dal 1999 è ambasciatrice della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, ha appena terminato una serie di esibizioni di grande successo all’Irving Maydield I Club di New Orleans e, dopo alcuni concerti in California, in settembre tornerà in Europa dove, nel corso della stagione autunnale, sarà di scena in Francia, in Olanda e, udite, udite, ancora in Italia, a Vicenza, nel prossimo mese di novembre. Ad invitarla nuovamente nella Città del Palladio è stata l’Associazione Amici e Musicisti Jazz Vicenza che sta organizzando il secondo Memorial Giuseppe Roi, promosso dall’omonima Fondazione. L’appuntamento è per domenica 18/11 al Teatro Comunale.

BRENDA RUSSELL, COMPOSITRICE E CANTANTE STRAORDINARIA

Ci fu sufficiente il suo album d’esordio, uscito nel 1978, per diventare subito grandi estimatori di Brenda Russell, un’artista di altissimo livello, sia come autrice che come interprete.
Oggi, la nostra attenzione, nel rispetto del format di VRS, è principalmente orientata alle sue interpretazioni degli anni ’70 e ’80, immancabili nella programmazione quotidiana della radio. È doveroso, però, sottolineare che Brenda Russell ha realizzato produzioni di valore anche nei decenni a seguire, così come in epoca recente. Lavori sempre raffinati, da palati fini, forse anche per questo non sempre di grandissima popolarità, ma mai passati inosservati agli addetti ai lavori, tanto che nell’ambiente del Pop e del Rhythm and Blues è rispettata e stimata da tutti.
Basti pensare poi che tra le “tracce” del suo primo Lp c’era quella If Only For One Night che fu ripresa, in un’indimenticabile versione, dal compianto Luther Vandross.
Da allora, la Russell, nativa di New York ma canadese d’adozione, ha firmato numerose, bellissime canzoni, in particolare, secondo noi, quelle contenute nei suoi due album “Get Here”, del 1988, e “Kiss Me With The Wind”, del 1991. Tra queste, meritano una citazione Piano In The Dark (eseguita in coppia con Joe Esposito), che fu top 5 nelle classifiche di Billboard e che le valse una Grammy Nomination come miglior canzone dell’anno, e Get Here, che fu un successo anche nella versione di Oleata Adams. La stessa Brenda, recentemente, ha raccontato di essersi commossa nell’ascoltare la sua toccante interpretazione.
La qualità di “Kiss Me With The Wind” ci ha indotto addirittura a fare uno strappo alla regola: pur essendo del ’91, trova spazio, tanto è bello, nella nostra programmazione. In quest’album c’è forse il gioiello della Russell: Waiting For You, brano impreziosito dalla chitarra acustica del grandissimo Earl Klugh.
E’ lunga la lista degli artisti che, negli anni, hanno voluto giovarsi dello straordinario talento di Brenda registrando canzoni sue: giusto per citarne alcuni, Patti Austin, Diana Ross, Ray Charles, Elton John, Barbra Streisand, Donna Summer, Maurice White (E.W. & F), Ramsey Lewis, Roberta Flack, Joni Mitchell, Stevie Wonder, Aretha Franklin, Ivan Lins.
Altrettanto numerosi sono stati i “duetti” con altri artisti, ad esempio, con Bobby Caldwell, Herb Alpert e Michael Franks, assieme al quale ha cantato un altro motivo indimenticabile: When I Give My Love To You.
Tante e ottime ragioni perché Brenda Russell non manchi nella vostra discoteca.

GINO VANNELLI IN CONCERTO: NOI C’ERAVAMO

Potremmo star qui a parlare della geniale capacità della “ditta Vannelli” (Gino, Joe e Ross) di miscelare rock, jazz, soul, pop, funky e progressive, generando una “fusion” di altissima fattura, di una timbrica vocale singolare e sempre meravigliosa, di quanto siano stupendamente freschi e attuali, a distanza di quasi quarant’anni (incredibile!), brani come I Just Wanna Stop (congratulazioni, fratello Ross, per averla scritta), People Gotta Move, Love of My Life, ma coloro che amano Gino e lo seguono dall’uscita del mitico “Crazy Life”, del 1973, non hanno certo bisogno di considerazioni simili. Gino Vannelli lo conoscono bene e chi lo ha seguito nel concerto proposto, il 6 giugno scorso, al Teatro Salieri di Legnago (VR) ha avuto modo di constatare il suo stato di forma eccellente.

Allora noi ci limiteremo a pubblicare qui qualche foto ricordo della serata, a confessare l’emozione che ci ha dato l’opportunità di seguirlo dal vivo, di poterlo avvicinare e stringergli la mano, di apprezzarne non solo la professionalità, ma anche la grande disponibilità.
Per tutto questo ci sentiamo di ringraziare lui e chi ci ha permesso di vivere questo momento. Innanzitutto una persona – Giuliano* – che, come appreso prima del concerto, volle con tutte le forze questa esibizione, ma che un destino crudele ha sottratto alla vita pochi giorni prima dell’evento. Poi, l’organizzazione per l’ospitalità e Ross Vannelli per la gentilezza usata nei nostri confronti, in questa come in precedenti occasioni.

E tornando a Gino, ci permettiamo di “rubare” un passo dal suo libro “Stardust in the Sand. A Memoir and Music”, presentato a margine del concerto. Un piccolo estratto che non è solo esemplificativo di questa sua impresa letteraria, che abbraccia ricordi di musica e di vita, ma è anche indicativo, secondo noi, della sua personalità, del suo animo.

Ero appena stato informato dal mio medico di famiglia che avevo soltanto una possibilità su sessanta di mettere incinta Patricia. Per diverso tempo mi sentii come un pistolero con una pistola a capsule nella fondina. Poi, in una piovosa giornata di primavera dell’86, la scienza si dimostrò essere incostante ancora una volta, quando Patricia mi disse che mangiava e dormiva ormai per due.
Anton stava passando dai terribili due anni agli impossibili tre anni, quando decisi che dovevamo costruire una nave da guerra con i Lego. Penso che quell’opera d’arte di polimeri mi rese più orgoglioso di qualsiasi altro risultato ottenuto nella mia vita e nella mia carriera.
Una mattina, mentre mi mangiavo con gli occhi questa lucida corazzata, alquanto impressionante e intrigante, vidi Anton cullare la nostra invenzione dalla prua alla poppa, sollevarla e gettarla il più lontano che potesse, rompendo il povero oggetto in più pezzi di quanti ne fossero serviti per assemblarlo. Disorientato, e un po’ seccato, dissi: “Ma perché hai fatto una cosa simile, Anton?!” E lui – tre anni – con un sorriso sulla faccia birichina, rispose tranquillamente: “Così lo possiamo rifare”.

Grande Gino e happy birthday !!!

*(Giuliano Lunardi, vicepresidente della Fondazione culturale Salieri, ndr)

 

GINO VANNELLI IN CONCERT: WE WERE THERE

We could stay and talk for hours of the outstanding  capacity of the “Vannelli Corp” (Gino, Joe and Ross) to blend rock, jazz, soul, pop, funk and progressive, generating an highest level “fusion”, a unique and always breathtaking vocal standard., how much beautifully fresh and actual, even if 40 years old (that’s incredible), tunes like I Just Wanna Stop (still congrats to brother Ross for writing it), People Gotta Move, Love of My Life, do sound like, but the people that dig Gino’s and do follow him since the publishing of “Crazy Life” in 1973 do not need similar pointers.
They do know Gino Vannelli well and it was no surprise to discover the great shape he was in, in one word excellent… when they saw him play a great show  last June 6th, at Teatro Salieri in Legnago (Verona) northern Italy.
We will limit our publishing of some pictures of the event, to confess  the real emotional state we had in  listening to the concert ‘live, to get closer  and shake his hand, to appreciate not only the pro  but the great and easy availability.
For all of this we want to thank Gino and who has allowed us to live out this moment.
Above all a person – Giuliano*- that,  as we were informed before the show, wanted with all is will to get this concert running, but a cruel destiny has made him pass away just a few days before the event,  making him unable to see it, at least  in body and flesh.
Then we want to extend our tanks to the organisation for the great hosting and Ross Vannelli for the kind and helpful availability shown in our  direction in this and other times.
Finally, getting back to Gino, we‘d like to quote from his book “Stardust in the Sand. A Memoir and Music” introduced  as a side to the concert . A little extract that is not only a sample of his literature enterprise, embracing music and life  memoirs, but even a perfect indication of his personality and his soul.

I had just been informed by my family doctor that I had one chance in sixty of ever getting Patricia pregnant. For the longest while, I felt like a gunslinger with a cap gun in his holster. Then, one rainy day in the spring of ’86, science was proven fickle once again, when Patricia told me she now ate and slept for two.
Anton had progressed from the terrible two’s to the impossible three’s when I decided we should build a battle ship out of Legos together. I think I was more proud of that polymer masterwork than anything I had ever achieved in my life and career. One morning, while I stood there ogling this rather impressive and intricate glossy gun boat, I saw Anton cradle our brainchild from bow to stern, lift and throw it as far as a tot could, leaving the damned thing it seemed, in more scattered pieces than it took to build it. Mystified and a little miffed, I said, “Now, why would you go and do that, Anton?!” With a sagacious grin on his impish face, the three-year old calmly replied, “So we could do it again.”

Grande Gino e happy birthday !!!

*(Giuliano Lunardi, vice president of the Cultural Foundation Salieri)

LEO SAYER RACCONTA A VRS DEI SUOI SUCCESSI SENZA TEMPO

E’ stato un grande piacere scambiare qualche battuta con Leo Sayer, un artista che, con diverse bellissime canzoni, ha contribuito a fare degli anni ‘70 e ‘80 il periodo d’oro della musica pop.
Simpatico e disponibile, ha così risposto alle domande di VRS.
SEE BELOW THE INTERVIEW IN ENGLISH LANGUAGE

VRS. I nostri giorni in FM iniziarono il 10 aprile 1976 e proprio alla fine di quell’anno, tu raggiungesti, per la prima volta, la vetta della Hot 100 di Billboard con la tua You Make Me Feel Like Dancing, motivo che subentrò a You Don’t Have To Be A Star (Marilyn McCoo and Billy Davis Jr, ndr) e precedette I Wish (Stevie Wonder, ndr). Come fu arrivare al numero uno, proprio nel periodo in cui la pop music dava il meglio di sé?
LS. Certo è stato un grande periodo, con una forte competizione tra tanti artisti e autori di straordinario talento. Vivevo e incidevo i miei dischi a Los Angeles e You Make Me Feel Like Dancing fu davvero un grande successo che fu molto influenzato dal “nuovo movimento disco”. E fu grandioso essere in testa alle classifiche con una canzone che stava facendo ballare tutti. Erano veramente gli anni d’oro del pop ed io sono orgoglioso di essere stato in classifica in quegli anni.

VRS. Una dozzina di tue bellissime canzoni sono stabilmente inserite nella nostra programmazione, brani dei quali, a dispetto del tempo che passa, non ci siamo mai stancati. Parliamo, ad esempio, di Easy To Love, When I Need You, Fool For Your Love, Orchard Road, Heart (Stop Beating In Time), I Can’t Stop Loving You. Quali sono le tue preferite?
LS. Oh, io le amo tutte. Sono come diversi capitoli di uno stesso libro. E ce ne sono altre, come Long Tall Glasses, il mio primo top 10 americano, e Thunder In My Heart che, remixato nel 2005, è tornato in cima alle classifiche del Regno Unito. La cosa che mi rende più orgoglioso è che queste canzoni, riascoltate oggi alla radio, suonano ancora “fresche”.

VRS. Quali sono gli artisti e le canzoni che consideri i migliori degli anni ‘70 e ‘80?
LS. Mi piacciono molto gli Earth Wind and Fire, gli Chic, Stevie Wonder, David Bowie e i Rolling Stones. E canzoni come Miss You, Superstition, After The Love Has Gone, Golden Years.

VRS. Una volta Paul McCartney disse che gli sarebbe piaciuto essere l’autore di The Logical Song dei Supertramp. Qual è la canzone della quale ti sarebbe piaciuto essere autore?
LS. I Supertramp piacciono molto anche a me, coi loro meravigliosi riffs e i testi sempre stuzzicanti e provocatori. Credo che sarei stato orgoglioso di aver scritto una qualsiasi delle canzoni composte da Donald Fagen degli Steely Dan, in particolare dell’album Aja. La mia canzone preferita è Deacon Blues. E’ un capolavoro.

VRS. Sei stato in Italia di recente? Qual è la prima cosa che ti viene in mente se si parla di Italia?
LS. Manco dal vostro Paese da tre anni. Naturalmente mi piace l’Italia e mi piace il suo cibo, così come mi piacciono anche le radio italiane, piene di belle canzoni, interpretate con grande passione, cui presto sempre molta attenzione. Tornerò in Italia durante la prossima estate e spero di ascoltare anche della nuova musica italiana entusiasmante.

VRS. Grazie Leo, per l’intervista e per le tue tante belle canzoni.
LS. Grazie a voi…

 

THE INTERVIEW IN ENGLISH LANGUAGE

LEO SAYER TELLS TO VRS ABOUT HIS EVERGREEN HITS

VRS. We started our FM days on April 10, 1976 and at the end of that year you were ready to top for the first time the Billboard ‘s Hot 100 with You Make Me Feel Like Dancing. Just one week after You Don’t Have To Be A Star and just one week before Stevie’s I Wish. How doest it feel having topped the chart when pop music was expressing its best?
LS. Yes it was a great time to be making records. It was also very competitive, with so many talented artists and bands in the business at that time – and there were many good songwriters too. I was living and recording in Los Angeles when You Make Me Feel Like Dancing was a hit, and it was very much influenced by the new disco movement. So it was great to top the charts with a song that it seemed everybody was dancing to. Now looking back, it was a really golden era for pop – so I’m very proud of that record and that I was in the charts during that time.

VRS. We have a dozen of your wonderful songs which are on our daily playlists and we can’t get enough of gems like Easy To Love, When I Need You, Fool For Your Love, Orchard Road, Heart (Stop Beating In Time), I Can’t Stop Loving You; Which are those which you love the most ? Is there a Leo’s favorite one?
LS. Oh I like them all! I think they are like different chapters in a book – and there’s even more, like Long Tall Glasses, my first US top ten hit, and Thunder In My Heart which as a remix of the 1977 original topped the UK charts again in 2005. I’m most proud of the fact that they still sound pretty fresh on radio today.

VRS. Would you tell us the name of the artists and/or the title of the songs which you considered the best of the 70s and 80s?
LS. Oh, I really liked Earth Wind And Fire, Chic, Stevie Wonder, David Bowie and The Rolling Stones. Songs like Miss You, Superstition, After The Love Has Gone, Golden Years – songs like that, yeah.

VRS. Once Paul McCartney said that he wish he was the author of Supertramp’s The Logical Song, is there any, someone else’s song, which you would have love to be the author?
LS. Oh I love Supertramp too, wonderful riffs and very thought provoking lyrics. I think I’d have been proud to have put my name to anything that Donald Fagen did. Any song off ‘Aja’ particularly – my favourite track is Deacon Blues – it’s a masterpiece.

VRS. Have you been in Italy recently? Which is the first thing which comes in your mind when talking about Italy?
LS. Not for a few years – three years in fact. I love the food and the countryside (of course!), but I also enjoy listening to Italian radio – good pop songs with such passionate singing! I’m coming back to Italy this summer, and I’m really looking forward to hearing more inspiring music.

VRS. Thank you very much Leo, we hope you will record at least some of the liners we have asked. It would be great to play your songs presented by the great Leo Sayer in person!
LS. Many thanks to you…

IL JAZZ SEXTET IN UNA NUOVA PRODUZIONE DI LUCIANO CAVALIERI. CONCERTO VENERDI’ 1 GIUGNO A VICENZA

Danilo Memoli

Dopo “Time On My Hands” uscito nel 2010 e “Early Autumn” pubblicato nel 2011, il “nostro” Luciano Cavalieri è produttore di un nuovo album che l’inedita formazione del Jazz Sextet, composta dal Newropean Quartet del pianista Danilo Memoli, comprendente Ralph Reichert al sax, Stefano Senni al contrabbasso e Mauro Beggio alla batteria, e arricchito da due “special guest” del calibro di John Mosca al trombone e Kurt Weiss alla tromba, sta registrando nel Veneto in questi giorni. L’Associazione Amici e Musicisti Jazz Vicenza ha colto questa opportunità per proporre una straordinaria esibizione del gruppo, venerdì 1 giugno prossimo (inizio ore 21.30) al Teatro Astra di Vicenza.

Kurt Weiss
Kurt Weiss

Si potranno dunque ascoltare in anteprima alcune pagine destinate all’incisione, grandi standard degli anni Cinquanta e Sessanta come Stormy Weather, Teach Me Tonight, Satin Doll, All My Tomorrow, Street of Dreams, rivisitati negli arrangiamenti curati dagli stessi Memoli, Weiss, Mosca e da Ettore Martin.

John Mosca

Il costo del biglietto d’ingresso, volutamente contenuto per favorire la più ampia partecipazione da parte del pubblico grazie anche al supporto degli sponsor Sonus Faber, CST-Soluzioni Informatiche Aziendali e Cassa Rurale Artigiana di Brendola, è di 5 euro. Prevendite sono aperte alla Scuola di Musica Thelonious, alla Libreria Galla, nei bar Sartea, Enos, Bistrò Clinto, Nuovo Bar Astra e in alcuni ristoranti del centro (Amici Miei, Angolo Palladio, Julien, Pizza e Fichi), mentre il botteghino dell’Astra sarà in funzione la sera del concerto a partire dalle ore 20.
Frattanto, l’Associazione Amici e Musicisti Jazz Vicenza sta organizzando il secondo Memorial Giuseppe Roi, promosso dall’omonima Fondazione, che lo scorso anno portò con successo a Vicenza la Count Basie Orchestra. L’edizione 2012 si terrà domenica 18 novembre, quando al Teatro Comunale cittadino approderà, accompagnata dal suo quartetto, un’autentica signora del canto in jazz: Dee Dee Bridgewater.

SUL MERCATO SINTONIZZATORI DALL’ASPETTO TRADIZIONALE MA IDONEI A RICEVERE LE RADIO WEB

L’ascolto di una web radio (radio internet) può essere fatto solo attraverso un personal computer? No, non è così. Produttori di radioricevitori e HiFi, certamente motivati dalla facile previsione di uno sviluppo della ricezione via internet come alternativa alla classica modulazione di frequenza (FM), si sono attivati ancora diversi anni fa e hanno quindi realizzato e inserito da tempo nei loro cataloghi apparecchi del tutto simili nell’aspetto ai tradizionali sintonizzatori radio, ma in grado di ricevere anche le emittenti web. Il pregio di tali ricevitori risiede nella qualità del suono digitale e nella totale assenza di disturbi e interferenze.
In Italia, per la verità, sta procedendo a rilento la diffusione di questi apparati che, grazie al collegamento Wi-Fi con il router, così come avviene per il PC, si collegano a internet e permettono di attingere dalla vastissima scelta di stazioni che, da tutto il mondo, diffondono i loro programmi attraverso la rete. Un ritardo sicuramente dovuto ad una familiarità con i servizi internet che, come attestato recentemente dall’ISTAT, nel nostro Paese caratterizza il 62% della popolazione, dato che ci pone al 22° posto in Europa, dove la media è del 73%. Neppure i produttori, stranamente, fanno molto per invogliare i consumatori italiani. Può capitare infatti di riscontrare l’esistenza di ricevitori di web radio nei cataloghi pubblicati su internet da marchi famosi per Paesi come Stati Uniti o Germania, e di non trovarli invece nelle versioni in lingua italiana.
Questi ricevitori, in molti casi, escono dalla fabbrica già con una grande quantità di radio preselezionate, suddivise per Paese di provenienza e per genere, ovvero la tipologia prevalente della loro programmazione. Inoltre, dopo l’acquisto, è possibile arricchire la scelta con la memorizzazione di emittenti gradite non presenti in origine. Il modello qui fotografato, ad esempio, è una Tangent Quattro; ha più di 15mila stazioni già preselezionate e dà quindi la possibilità di fare il giro del mondo tra un’infinità di lingue e generi musicali diversi. Sempre che, come ci auguriamo, non vogliate fermarvi su VRS, che troverete naturalmente tra le oltre trecento stazioni italiane già memorizzate.
Non volete perdere il “contatto” con la FM? Nessun problema, questi ricevitori, spesso hanno un’antenna telescopica e sono comunque in grado di ricevere, via etere, le stazioni in modulazione di frequenza. Anche i prezzi non sono esagerati, anzi spesso sono in linea con quelli degli apparecchi tradizionali.
Le radio web possono poi seguirvi oggi anche in auto. Una soluzione è quella praticata da chi ha un veicolo dotato di ingresso audio esterno e  che prevede il collegamento di un tablet 3G o di uno smartphone attraverso un cavetto facilmente reperibile. Sul mercato, poi, si cominciano a vedere le autoradio che si collegano anche a internet e che, oltre a consentire l’ascolto delle emittenti radiofoniche, forniscono altri interessanti servizi tratti dalla rete. E’ il caso, sempre ad esempio, del modello prodotto dalla Parrot. Cercateci anche qui. La stella di VRS è presente e vi seguirà ovunque voi andiate.

MR FRANK: THE VOICE CANTA THE VOICE

Si racconta (ma forse sarà soltanto una leggenda metropolitana) che all’epoca dell’amicizia-rivalità tra i grandi Bing Crosby e Frank Sinatra, il primo abbia affermato un giorno, tra il serio e il faceto: “Cantanti come me e Frank nascono una volta ogni secolo. Con tutti i secoli che ci sono, Frank doveva nascere proprio nel mio?”… Come sia andata a finire poi non è dato sapere, o forse sì, dato che entrambi questi straordinari interpreti hanno avuto l’enorme successo che meritavano.
Noi di VRS, invece, che quella musica apprezzavamo, eravamo ben felici che un “Frank Sinatra” delle FM fosse capitato proprio nel nostro secolo e ancor più contenti eravamo di ospitarlo sulle nostre frequenze. Un amico che tutti ricordiamo con affetto e che, purtroppo ci ha lasciati cinque anni fa, il primo maggio del 2007. Lui era Claudio Faggin, ma per tutti quelli che lo hanno conosciuto dopo che abbandonò l’attività di odontotecnico per dedicarsi alla radio e alla musica, solo “Mr Frank”.
Nel nostro sito abbiamo inserito alcuni ricordi che lo riguardano: file audio, spot pubblicitari, fotografie, episodi che raccontano di lui e dei suoi anni a VRS. E ora, su iTunes, c’è anche un suo disco inedito dal titolo “Tribute to Frank Sinatra”.
Non poteva trattarsi che di un album dedicato alle canzoni di Sinatra, perché Frank per trent’anni ha cantato come nessun altro tutti i pezzi del repertorio di Ol’ Blue Eyes
Abbiamo sentito il produttore e grande amico di Frank, Stefano Colombo, che ci ha ricordato come Claudio avesse inciso sotto la sua produzione una fortunata versione house della celeberrima Night and Day, che nel 1994 fu programmata da tutti i network nazionali.

L’album che contiene la splendida interpretazione di “Change Partner”

Colombo, produttore milanese, va ricordato per produzioni di qualità e successo come, ad esempio, Brazilian Love Affair, che nel ‘95 conobbe grande notorietà grazie soprattutto alla splendida Natureza Humana, una rivisitazione brasiliana di Human Nature di Michael Jackson.
Il disco del nostro “Frank The Voice” ci emoziona e ci commuove, facendoci fantasticare ancora sulla carriera che Claudio, in virtù della sua voce straordinaria, avrebbe potuto e meritato di fare. In particolare, una canzone di questo disco, prodotta proprio da Colombo, è secondo noi davvero di altissimo livello: si tratta di Change Partner, forse non proprio uno dei pezzi più noti della produzione di Sinatra, ma resa davvero grande in questa interpretazione da brividi di Mr Frank. Impossibile non entusiasmarsi ascoltando questo autentico gioiello che merita sicuramente un posto nella vostra play-list per i momenti speciali.

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RANDY CRAWFORD, UNA VOCE CHE VA DRITTA AL CUORE

Anche Randy Crawford oggi è presente nella nostra programmazione giornaliera non solo con numerose, emozionanti canzoni di cui è interprete, ma anche nelle vesti di straordinaria “annunciatrice” di una serie di brani del suo fantastico repertorio. Un contributo che per noi è un eccezionale attestato di stima, in quanto gratifica ulteriormente quell’impegno che giornalmente affrontiamo con gioia per tener vivo il ricordo dell’indimenticabile musica degli anni ’70 e ’80.
Randy Crawford, che oggi fa parte dell’etichetta PRA Records assieme ad altri nomi a noi cari come Joe Sample e i Crusaders, iniziò la sua carriera come vocalist al fianco di nomi noti della soul music anni ’70, tra i quali George Benson, nel 1972.
Dopo aver inciso alcuni album da solista, si fece conoscere al grande pubblico nel 1979 con la magistrale interpretazione della famosissima Street Life, inclusa nell’omonimo Lp dei Crusaders, e che resta tuttora il suo più grande successo internazionale. Legata per molti anni alla Warner Bros, ha inciso con la sua voce inconfondibile molti dischi tra gli anni ’80 e ’90, tutti di ottima fattura e al fianco di musicisti prestigiosi.
In Europa, il Paese in cui ha avuto maggior successo è l’Inghilterra, in modo particolare con l’album del 1981 “Secret Combination” che conteneva singoli come You might need somebody e Rainy Night in Georgia, brani che in quell’estate furono gettonatissimi dalle FM londinesi e britanniche in generale. Altri suoi singoli di successo sono stati Last Night at Danceland e la cover della famosa Knocking on Heaven’s Door.
Randy Crawford, un nome che non può mancare nella vostra personale raccolta di dischi.

VRS E’ ANCHE SU iTUNES

Siete tra gli utilizzatori di iTunes? Ebbene, sappiate che potete trovare Vicenza Radio Star anche lì, sotto la voce di menu “Radio”/’70 Retro. Un clic e, come mostra l’immagine qui sopra, l’apposito “lettore”, riportato nella parte superiore dello schermo, evidenzierà il nome dell’emittente e, sotto, il titolo e l’esecutore del brano in programmazione.
Se non disponete di un ricevitore abilitato anche per la ricezione delle web radio, apparecchi già in commercio da alcuni anni, un buon modo per apprezzare ed esaltare la qualità sonora della vostra emittente internet preferita, è quello di collegare l’uscita audio del pc al vostro impianto hifi. Per farlo è sufficiente che vi dotiate di un cavetto che, nella maggioranza dei casi, dovrà avere da un lato un mini jack stereo da 3,5 mm e dall’altro due spine tipo RCA maschio.
Se poi disponete della Apple TV, avrete modo di ascoltare VRS anche attraverso il vostro televisore: come per iTunes su pc, la troverete tra le opzioni offerte da Radio/’70 Retro.
Buon ascolto.

GLORIA GAYNOR, LA REGINA DELLA DISCO MUSIC

Ci sono brani che negli anni Settanta erano definiti “riempipista” perché “mettevano in moto” le gambe, coinvolgevano, erano cioè capaci di provocare, anche nelle persone poco inclini ad avvertire il ritmo musicale, un irrefrenabile desiderio di ballare. Una caratteristica, questa, ovviamente sfruttata dai dj, nelle discoteche, quando c’era la necessità di vivacizzare la pista.
Una di queste canzoni era ed è tuttora I Will Survive di Gloria Gaynor. Lo conferma anche un sondaggio che ha interessato 1500 esponenti del gentil sesso, pubblicato recentemente dal giornale inglese Daily Express. Inclusa nell’album “Love Tracks” del 1978, paradossalmente lato “b” del 45 giri (i singoli dell’epoca) dal titolo Substitute, è risultata essere la più bella canzone da discoteca di tutti i tempi. Non solo, una donna ogni quattro ha indicato il cavallo di battaglia della Gaynor come il vero pezzo irrinunciabile in una buona serata di festa. Come dare loro torto?
La notizia ci dà lo spunto per ricordare molto volentieri lei, la “Regina della Disco Music”, entrata a far parte recentemente della grande famiglia di VRS, versione web. La radio delle star della musica, come ci piace definirla, annovera infatti anche Gloria Gaynor tra gli artisti che hanno mostrato direttamente simpatia e apprezzamento verso il nostro progetto e che per questo compaiono “in voce” all’interno della programmazione di VRS e, in particolare, presentano le loro più amate interpretazioni.
Gloria Gaynor (Fowles il suo vero cognome) iniziò la sua carriera nel 1971 con il gruppo Soul Satisfiers e successivamente con una sua band, i City Life. Nel 1974, a New York, conobbe il manager Clive Davis, con cui firmò per la MGM, entrando nel mondo della Disco Music e incidendo il suo Lp d’esordio “Never Can Say Goodbye”, primo progetto discografico concepito espressamente per i clubs, senza interruzioni e con tutte le canzoni in versione estesa, mixate una dopo l’altra, inventando così una nuova forma di album concept che verrà preso a modello da molti produttori. Seguirono “Experience” (1975) e “I’ve Got You” (1976). Il successo di questi tre Lp valse a Gloria la corona di “Regina della Disco Music” da parte dell’associazione statunitense dei dj da discoteca.
Lungo è l’elenco dei suoi singoli presenti nelle charts e suonati nei locali di tutto il mondo: Never Can Say Goodbye, Reach Out I’ll Be There, How High The Moon, Casanova Brown e naturalmente I Will Survive, il suo singolo più venduto. Inciso in ben venti lingue, compreso l’arabo, nel 1980 le fruttò un Grammy Award come “Best Disco Recording”. Sempre in tema di riconoscimenti, non possiamo dimenticare il Legend Award consegnatole dal Principe Alberto di Monaco al World Music Awards di Monte Carlo. Il suo nome figura poi, dal 2005, nella Dance Music Hall of Fame, creata per onorare coloro che hanno avuto un ruolo altamente significativo nell’ambito della musica dance.
I Will Survive è anche il titolo del suo libro autobiografico, uscito nel 1997. Una scelta emblematica perché quel brano è una sorta di marchio di fabbrica intramontabile, è suonato tuttora ovunque, è stato inserito nelle colonne sonore di almeno una dozzina di film, continua ad entusiasmare vecchie e nuove generazioni  e non può mai mancare nel programma delle esibizioni dal vivo che Gloria Gaynor è invitata a proporre in tutto il mondo.
Ma non c’è solo la musica nella sua vita artistica: si è dedicata infatti anche alla recitazione, approdando a Broadway, nello spettacolo Smokey Joe’s Cafe. Inoltre, trova lo spazio per partecipare a numerose attività benefiche tra le quali il Rita Hayworth Gala for Alzheimer’s  e l’annuale Walk for Life della Revlon.
Grazie Gloria e lunga vita alla tua carriera.